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Primo allenameno del nuovo anno, sotto la neve. 5 gennaio 2010 ore 22.05 .... aspettando la befana.

Gli irriducibili sono: il Mister, Denis, Belu, Manega, Zazza, Andrea Pasqualotto, il redivivo Saccaneu, Salva, Mauro e con la starordinaria partecipazione di Vittorio.



 



 L'arbitro Scarlatti

Quando Collina e Lo Bello sono solo dei dilettanti: ritratto del più celebre e discusso arbitro del campionato vicentino Amatori Csi

La porta dello spogliatoio si spalanca con uno slam! da irruzione di polizia.
Ci voltiamo di scatto. Nessuno.
Guardiamo un po’ più in basso. Un metro e cinquanta con i tacchetti, quaranta chili scarsi: Scarlatti. metà Collina per statura fisica, il doppio di protagonismo, il quadruplo di follia.
“Ragazzi, oggi ho una giornata... La femmina mi ha fatto incazzare di mattina presto. Il primo che apre bocca va fuori subito. Chiaro?”
Rileggete tutto in dialetto veneto e siete tra noi. In dieci anni di Csi, chi scrive ha vissuto questa scena almeno quindici volte. Non c’è dubbio che l’identica scena è stata vissuta in tutti gli spogliatoi delle mille squadre che hanno avuto l’onore di essere arbitrate da Scarlatti, il più celebre, discusso e temuto arbitro del Centro Sportivo vicentino.
La partita con Scarlatti è un rito d’iniziazione. Le minacce in spogliatoio infatti sono solo una maschera: in campo è molto peggio.
Come tutti i grandi arbitri, Scarlatti è un protagonista assoluto. Incapace di resistere più di un minuto intero senza intervenire, vi fischierà il primo fallo contro anche se state marcando l’uomo solo con il pensiero.
“Ma non l’ho neanche toccato!” azzardate voi, che ancora non lo conoscete.
A quel punto ecco il vero Scarlatti.
I capelli si rizzano, gli occhi s’infiammano, la vena del collo si gonfia e i pettorali esplodono sotto la divisa. Con uno scatto da centometrista, Scarlatti vola sotto il vostro naso e lì si pianta sfidandovi dal basso in alto. “Quattro! È tutta la partita che vai avanti! Un’altra sillaba e sei fuori!”
Va detto che, da perfetto italiano di bassa statura, Scarlatti se la prende soprattutto con i giocatori che odia di più: i bassi come lui.
E voi? Com’è logico, cercate di giustificarvi: “Ma...”
Non finite la sillaba: un lampo e la vostra visuale è interamente coperta di giallo. Scarlatti Willer ha estratto il suo primo cartellino. Non è un cartellino: è un cartellone, un manifesto pubblicitario: almeno venti centimetri per lato. Una volta confidò con orgoglio a Silvio Menin (l’uomo più basso della nostra squadra e perciò il più esperto in materia) che i cartellini se li faceva fare su misura. Motivo ufficiale: “Per i canicolari, che si vedano bene anche al buio”. Bum.
Torniamo alla partita: dal momento dell’ammonizione, Scarlatti fischia esclusivamente a favore dell'altra squadra. Anche fino alla fine della partita, se non succede niente.
Fortuna che anche gli avversari hanno almeno un giocatore di poca statura morale e soprattutto fisica. Non appena costui dice una parola, fosse anche “accidenti”, le parti si rovesciano.
I capelli gli si rizzano, gli occhi s’infiammano, i muscoli eccetera eccetera. Scarlatti vola sotto il naso del tizio, cartellone giallo in mano: “Undici basta! È tutta la partita che vai avanti! Un’altra parola e vai fuori. Chiaro?”
Da quel momento tutte le punizioni sono a vostro favore. Fino alla successiva protesta, e così via.
Nel mezzo ci sono un paio di espulsioni, sempre rivolte ai tappi, giacché Scarlatti è un perfetto italiano, cioè sprezzante del pericolo ma fino un certo punto.

“Ci sono giocatori che quando mi vedono arrivare neanche si cambiano. Vanno direttamente in tribuna” racconta Scarlatti quando vi comincia a dare confidenza, cioè dopo che vi ha cartellinato almeno cinque volte.
Vederlo arrivare è uno spettacolo. Anche con la neve (al Csi non esistono partite rinviate), alle sette di mattina, Scarlatti viaggia su due ruote: una vespa 50 ieri, uno scooter oggi, con cui attraversa in lungo e in largo il Vicentino. Alle otto è in campo a Nanto, alle nove smanetta verso Brogliano, alle undici eccolo a seminare cartellini a Dueville. Perché Scarlatti arbitra anche sei partite per week end, e d’estate si fa tutti i canicolari immaginabili.

Che lo faccia per amore del calcio, com’è doveroso raccontare, o per fuggire da qualcosa, questo non si sa. Una volta corresse Farneda, che pronunciò la parola mogli: “Non si dice mogli: si dice le nostre femmine!” e quasi lo ammoniva per l’imprecisione.
Che poi se vuole Scarlatti è un arbitro eccezionale. Per ammissione degli stessi giocatori, intuisce le spinte più imprecettibili, smaschera i falli più furbi e invisibili, fotografa i fuorigioco più millimetrici.
È che raramente vuole, perché così mica si diverte.
Però a fine partita ti chiama in spogliatoio, ti spiega che sei un rompiballe ma - sottovoce, che non ci siano commissari - ti cancella l’ammonizione.

Non credo esista giocatore del Csi scampato a un rosso o un giallo di Scarlatti. Ma mi rifiuto di credere che esista qualcuno che non sia felice di trovarselo davanti, piccolo ma enorme, pieno di rabbia ma contemporaneamente di passione per questo calcio di serie zeta, sfigatissimo e nobilissimo.


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